#8 brevi sceneggiature

La cura del dettaglio gli richiese una lunga scenografia meditativa. In fondo sapeva bene l’orgasmo segreto e intimo delle plausibili possibilità, che il vaglio minuzioso di ogni scarto di luce e ombra, di ogni parola, di ogni impronta, oggetto, traccia, lasciata e disseminata quale volontario e cosciente indizio, avesse la sua fondamentale importanza per l’esatta riuscita dell’uscita di scena: una caccia al tesoro, un gioco bambino di tenera crudezza, puerile cattiveria.
Dipartire in fondo è come punire, è chiudere la coscienza dell’altro dentro lo sgabuzzino buio dei peccati e dei ripensamenti: una sorta di omicidio sottile. Crudele.
Prevedere tutto o, per lo meno, illudersi di saperlo fare, era l’eiaculazione cerebrale che lo accompagnava nella consapevolezza mista al compiacimento del dolore proprio alla ragione.
I suoi pensieri si sedettero dinanzi allo scrittoio che non fungeva da scrittoio, con le mani che reggevano le tempie, il viso basso a fissare il legno. Ogni scena delineava un’espressione sorda: capitolò un sorriso, seguì una lacrima.
Non si pentiva di saper piangere, anche se lo nascondeva per pudore, con la consapevolezza che la forza di quel gesto così intimo, nelle prime ore dell’alba, avrebbe rintuzzato il ticchettio del tempo, rendendolo qualcosa di presente ed estraneo, cui comunque avrebbe dovuto decidere di dar conto.
Vagliava il caso, senza lasciare che nulla gli appartenesse realmente.
Finché la luce non si fece ferita netta tra le tapparelle e il ripiano su cui aveva giocato la sua immaginaria dipartita, ricordandogli che era tempo di sbarbarsi, indossare il volto d’occasione e rimandare alla prossima intimità la continuazione della sceneggiatura della fine. –

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5 pensieri su “#8 brevi sceneggiature

  1. “I suoi pensieri si sedettero dinanzi allo scrittoio”: ecco il gioco di specchi per l’esatta (ri-uscita dell’uscita).
    poi capitolò l’ottavo capitolo. come a dire: lottavo, avevo deciso di darmi contro, ma sapevo di essere sconfitto in partenza dal tempo (o dal tempo in partenza).
    scrittura molto fine.
    : )

    • :) benvenuto Malos, ho letto spesso i tuoi commenti in giro e mi piace come riesci a leggere oltre il non-detto:
      “ma sapevo di essere sconfitto in partenza dal tempo”
      chapeau!

  2. Scrivo perché guardo il cielo per il piacere di scoprire qualcosa di vecchio e di nuovo. Scrivo perché la mattina mi sveglio. Scrivo perché vivo e muoio allo stesso tempo. Scrivo per ritornare alle mie vite passate. Scrivo per mio padre e mia madre. Scrivo perché scopro altri me. Scrivo perché il bambino che è in me spesso è disperato e vuole ancora amore. Scrivo perché mi preparo a morire nel migliore dei modi tra persone irreali e personaggi reali. Scrivo perché le ferite sono gobbe invisibili che migrano e trasmigrano dal corpo all’anima per poi proseguire nel fondo degli occhi, nelle mani e nelle piante dei piedi.

    Ieri ho ammucchiato insieme tutti i fogli scritti in questi mesi(anche quelli bianchi, muti, forse costernati, avidi d’inchiostro e di anima)conservati alla rinfusa nel tiretto della mia piccola scrivania … li ho riletti … avevo bisogno di sentire le voci o la voce depositate … mi guardavano e io li prendevo con delicatezza e decisione … non mi sarei fatto commuovere nel caso piangessero. E cosi alcuni fogli li ho ricopiati e altri li ho strappati e buttati.

    Ma si capisce col tempo, che quelli fatti a pezzettini si ripresenteranno attraverso la riscrittura come la memoria. Ma ciò che ho scritto è dovuta anche all’immagine di muri scostati. E’ come nei sogni o quando ci visita un luogo mai visto prima. Ed è in questi passaggi che forse ci troviamo al cospetto dell’anima e delle voci e quella propria.

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