SUONO DEL VENTO PRIMO (diario/2)

Carteggi Letterari - critica e dintorni

© ®‎ natàlia castaldi © ®‎ natàlia castaldi

Prima dei sentieri, il ricongiungersi sordo
ignora la luna del Sant’Elia nel primo chiarore,
le parole hanno il sapore del pane morso
e lasciato indurire, da gettare poi nel pastone
per i maiali, troppo umani, che traversano l’orto
e sotto le rocche si allarga ogni colore
del mondo, ma ora si fermi un attimo l’aria,
si  illumini ancora poco la vita temeraria.

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5 inediti di Caterina Scopelliti, introdotti da Daniela Pericone

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Caterina Scopelliti

5 INEDITI DI CATERINA SCOPELLITI

La poesia di Caterina Scopelliti sembra arrivare da un tempo sospeso e indefinito, da luoghi senza nome e confini. Eppure le sue descrizioni di paesaggi e atmosfere sono minuziose, i dettagli precisi e a tratti esuberanti, una scrittura dall’andamento narrativo gremita di oggetti, elementi della natura, corpi e figure che si muovono, agiscono, pensano. Verso dopo verso si aprono all’immaginazione scene di vissuto come tableaux vivants dai toni allo stesso tempo forti e delicati. Tra “fili d’erba” e “ferro di ringhiera” s’incidono versi di tale profondità che una volta letti continuano a risonare e a produrre senso: “il dolore è più breve / del tempo rimasto”. Perché la poesia della Scopelliti attraversa i filtri delle sovrastrutture razionali e parla direttamente al pensiero emotivo, tocca il cuore delle cose, e l’oltrepassa.

Daniela Pericone

AL PASSAGGIO DEL VENTO

Non credo che accadde all’improvviso.
Ricordo che mi appoggiai…

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SUONO DEL VENTO PRIMO (diario/1)

incipit di un poema di Enrico De Lea

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paesaggio da Casalvecchio

Al momento lo sguardo non chiede allo sguardo
dell’alba sul paesaggio posseduto
su un prima e su un dopo, nel tempo di un ritardo,
dove nulla è la notte o la sera di  un saluto,
la canna che riecheggia, il risonante cardo
nel secco dei terrazzi sul limite perduto –
riva sonante d’aria, vi arrivano le voci
le indistinte profferte delle croci…

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Baba Jaga: festa d’apertura il 23 maggio 2014 alle ore 17,30

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baba jaga 1Quando nasce una nuova libreria è sempre una festa, una gioia, ma anche un’occasione per interrogarsi nuovamente sull’importanza del libro per la crescita sociale e civile che da sempre ha trovato nella parola, nel logos e nella trascrizione del pensiero nel corso del tempo, il mezzo per custodire la necessaria memoria ed edificare un possibile futuro.

Quando una giovane donna, da sola, si rimbocca le maniche e investe tutto quanto di se stessa e le sue poche risorse economiche per creare un luogo accogliente che sia sì impresa personale, quindi lavoro, ma anche occasione di incontro, di crescita, di svago per coltivare il sogno di contribuire ad avvicinare grandi e piccini alla riscoperta della lettura, beh!, quando una giovane donna così caparbiamente dona tutta se stessa al fare impresa in modo così tenace e costruttivo, non si può che esserne orgogliosi e ammirarla, augurandole il meglio per la sua attività, affinché diventi perno di attività condivise e di diffusione…

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Carteggio X: ARTHMÒS come elogio dell’incompiuto.

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Arte etimo

Miei cari,
pensandovi, pensando all’incontro e a quella bellissima canzone di De Moraes con Endrigo, che mi insegnò il mio caro Francesco e di cui osavo stonacchiare qualche nota di ritorno da Capo D’Orlando in compagnia di Gianluca e Maria Grazia, riflettevo sul fatto che la vita come la poesia altro non sono che “l’arte dell’incontro”. Arte perché non semplice consegna del destino al caso, bensì ARTHMÒS quale necessario impegno e dispendio di energie e volontà perché il caso si faccia destino o, quantomeno, comune percorso fattivo, creativo, condiviso. Ed in questo arthmòs creativo e costruttivo l’incontro non fa che generarsi e rigenerarsi nell’altro, perpetuandosi, rinnovandosi all’infinito. Per questo, amici, vi scrivo qui di quello che chiamo il mio “elogio dell’incompiuto”, o per meglio dire in poche e semplici parole il significato stesso del mio, del nostro vivere. Niente più della vita conosce ogni irrisolto e plausibile risvolto della sua stessa esistenza. L’unica…

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Inediti: Saragei Antonini

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“io non so come si prega”, ed entra un’aria, un’aria gremita di sostanziale fiducia in ciò che “sarà” – ogni lettura di e da questa poesia ha un effetto finestra, fune che passa e regge, sostiene chi passa, perché c’è un’attenzione concentrica, un nominarsi tra i fogli come passi da calendari, fatti di giorni fitti e passi per ogni circostanza del trattenere, vivendo, ogni bilico d’emozione. Questi inediti di Saragei Antonini ne dicono il raccoglimento, quel lucido dell’occhio che viene ascoltando un disco nota per nota, scoperta dopo scoperta. Sorpresi dell’emozione “spessa” che passa tra la superficie dell’aria, a pelle, e le profondità del battito che vi si mimetizza, “creature quali nuovamente si diventa”, se possibile:

c’è una lama sulla mia nuca –
aria fredda
che mi tocca
sulla soglia
tra due stanze –

sempre in attesa, trepidanti, come le parole ci “dicono” di stare, attenti e ospiti, che significa…

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