7# Gloomy Sunday

Vorrei appendere tutti i miei volti a scolare l’acido che la delusione ha inciso nel mio sguardo. Guardami col distacco della leggerezza prendere forma nell’immagine di me stesso, con tutte le sbavature di una nuova consapevolezza. Essere l’osservazione fredda del dolore che concepisce se stesso nell’arte della separazione, l’abbandono prepotente di me a ogni cosa: un incanto.
Ci saranno letti di viole, mille quadrifogli a segnare la fortuna che non ho posseduto, parole bambine e stecchi di zucchero filato.
Il paradiso a mezzo fiato, il purgatorio purgato.

Sognando, stavo solo sognando, Gloomy Sunday.

La leggenda della canzone più triste, la canzone del distacco, il volo più basso a precipizio. La liberazione da ogni rancore che nel rifiuto si riconcilia al vissuto senza rinnegare la stupidità di averci creduto.
Si racconta di mille suicidi nell’ossessione della bellezza di questo canto. Come se il dolore potesse essere un contagio di splendore e bellezza che sovrasta la realtà nel più duro gesto di tenerezza.

my heart and I have decided
to end it all
soon there’ll be flowers and prayers
that are said I know
but let them not weep
let them know
that I’m glad to go
death is no dream
for in death I’m caressing you
with the last breath of my soul
I’ll be blessing you
Gloomy Sunday

Quando Rezső Seress scrisse questa melodia, oltre a maledire la sua stessa esistenza, concepì la tristezza nella sua forma più umana e profonda. Non so se l’amore appartenga all’uomo come realtà che supera la sua stessa brutale esistenza, ma la capacità di concepire malinconia e tristezza fino al diniego della propria stessa vita, forse, è realmente quanto di più passionale e umanamente fragile cui l’umano possa arrivare.
Sarà la domenica con la sua lentezza, ma oggi siedo qui in questa tristezza. Non so se riuscirò ad allontanarmi da questa melodia, la sento nel libro che ho in mano e negli occhi della mia stanchezza, forse la cerco.

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3 pensieri su “7# Gloomy Sunday

  1. Ci sono domeniche che sono un interminabile piano sequenza: ci precipiti dentro e non ne esci finché non lo decide il regista. E i registi siamo noi.
    Sandro

  2. mi piace come giochi incastrando le parole: leggerezza, consapevolezza, tenerezza, bellezza, lentezza, stranchezza. e tristezza.
    insomma, una vita che non si raccapezza, uno squarcio di notevole ampiezza su cui mettere una pezza.
    ecco: hai presente il tetris, quel vecchio giochino elettronico ad incastro? tetristezza.
    vedi i controsensi dell’incanto umano? prima chiediamo melodia e poi lo rifiutiamo.
    : )

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