Carteggio XIV: “regret”, lettera a un poeta

Carteggi Letterari - critica e dintorni

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Caro *******,
in questi giorni sto poco bene e faccio molta fatica a stare dietro alle cose. Ho letto le tue riserve e le motivazioni per le quali non gradisci essere annoverato tra i poeti siciliani di cui Carteggi letterari si occupa al fine di tracciarne una mappatura dal secolo da poco conclusosi ai nostri giorni, e se ne avrai voglia e tempo mi piacerebbe provare a ragionarci ancora insieme senza pregiudizi, al fine di costruire un confronto nel dialogo. L’essere siciliano non è né deve essere una limitazione d’etichetta, né tantomeno una collocazione meramente geografica per nascita, bensì è – indipendentemente dagli slanci maturati nel tempo, nei rifiuti e nei necessari distacchi -, un essenziale punto di origine e identità da cui scegliere il proprio cammino. Noi tutti siamo il risultato del percorso che, in parte per destino e in parte per cognizione di causa, riusciamo a delineare e…

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L’olivo (di Guido Ballo)

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ficarazzi e scorcio cielomare(da “Sicilia controcanti”)

L’olivo di Sicilia    elàifa    elàia

olìvum    sui declivi    foglie lievi

che fremono al vento    elàion

lèios    òleum    si contorce al

sole    nel tronco    nei rami

con nodi antichi    àlev    per dare

tutto    di sé   elàia    olìvum.

Guido Ballo, poeta, critico d’arte e letterario, è stato un protagonista del Novecento artistico. Nato ad Adrano (CT) nel 1914, il suo percorso di uomo di cultura è in gran parte segnato dalla presenza di Milano, dove visse dal 1939 e dove si legò ad artisti come Arnaldo Pomodoro e Lucio Fontana ed a poeti come Vittorio Sereni e Giovanni Raboni (e dove scomparve nel 2010). Docente all’Accademia di Brera di Milano, fu un grande innovatore nell’arte e nella poesia. Curò grandi mostre (quelle dedicate a Boccioni, Fontana, Munch e “Le origini dell’astrattismo”) e fu autore di diversi volumi…

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Cinzia Messina: 2 testi da “Sopra la mia casa ovviamente la luna”, Città del sole, Reggio Calabria, 2005

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cinzia aurelia messina Cinzia Aurelia Messina

Proponiamo alcuni inediti di Cinzia Messina, poetessa nata a Reggio Calabria nel 1958. Ha studiato teatro al Laboratorio dell’attore di Milano e ha partecipato a stage teatrali internazionali con Lidsay Kemp e Jango Edwards. Ha recitato in varie compagnie teatrali quali “Il Teatro Calabria” ed “Il Rombo” di Reggio Calabria e la compagnia teatrale “Giovenale” di Milano. Ha pubblicato i suoi versi su Malvagia, rivista letteraria di cui è stata redattrice.


sopra_la_mia_casa_ovviamente_la_luna°

Tempeste di respiri usati,
rincorsa.
Non dimentico.
L’odore delle calle,
la mano di Renoir.
Potrei continuare …
Il ponte ed il bavero alto,
i bicchieri, i fuochi,
il cielo strappato sulle labbra,
il ritorno dai campi,
l’umida voce che accoglie.
Ingombro d’aria.
Non dimentico…
La pelle assolata dentro.
La tovaglia e le briciole.
Rumori affissi ai muri
Senza che nessuno

legga.

°

A EMILY DICKINSON

Dove hai preso il blu,
da quale sorso,
da…

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Carteggio XIII : scommessa, nodo e passaggio, nella poesia (di Enrico De Lea)

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P_20140308_171957Ripropongo, con qualche “correzione di tiro” e con qualche decisiva modifica,  alcune mie riflessioni, apparse in una precedente nota sul mio blog.


La creazione poetica rappresenta sicuramente la parte più viva, vivace, ricca di presenze, fertile di intuizioni, della letteratura contemporanea, e non solo in Italia.  Noi in particolare soffriamo, oltre che della perdita di nomi come Raboni, Luzi, Sanguineti, Zanzotto, Giudici e, in ogni caso, sia dal punto di vista simbolico che materiale,  della cancellazione del poeta come figura pubblica, del suo ruolo “sociale” (cancellazione “consacrata”, ab origine,  dall’assassinio di Pasolini),  altresì, del sempre maggiore peso –  proprio nel senso mercantile, come i “pesi” delle vecchie stadere o bilance – del sistema dei media, che ha scelto “senza scegliere”, in qualche modo ratificando  il linguaggio del “cantautore” come unico linguaggio “poetico” ammissibile, linguaggio piano, comunicativo, che non pone problemi, che, in fondo, rassicura, nelle scelte estetiche, formali e…

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Per il week-end: La lingua italiana II

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A ciascun’alma presa e gentil core
nel cui cospetto ven lo dir presente,
in ciò che mi rescrivan suo parvente,
salute in lor segnor, cioè Amore.

Già eran quasi che atterzate l’ore
del tempo che onne stella n’è lucente,
quando m’apparve Amor subitamente,
cui essenza membrar mi dà orrore.

Allegro mi sembrava Amor tenendo
meo core in mano, e ne le braccia avea
madonna involta in un drappo dormendo.

Poi la svegliava, e d’esto core ardendo
lei paventosa umilmente pascea:
appresso gir lo ne vedea piangendo.

[Vita Nuova, III, 10-12]

 

 

prima che vegna la prima vivanda voglio mostrare come mangiare si dee

il convivio

Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete,
udite il ragionar ch’è nel mio core,
ch’io nol so dire altrui, sì mi par novo.
El ciel che segue lo vostro valore,
gentili creature che voi sete,
mi tragge ne lo stato ov’io mi trovo.
Onde ‘l parlar…

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Una prosa inedita di Giampaolo De Pietro

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Giampaolo De Pietro 2 Giampaolo De Pietro

Aspettando il 6 giugno e la presentazione (alla Libreria Colapesce di Messina) della sua ultima raccolta di poesie Abbonato al programma delle nuvole (L’arcolaio, 2013), pubblichiamo una prosa inedita di Giampaolo De Pietro. Buona lettura.


Tenere il momento

Al tendere del giorno le luci erano spente. La sera invece no. La ragazza in cammino appoggiava i gomiti sul piccolo sospendere dei pensieri, ma non vi faceva tanto caso, non era stanca né in ordine con le proprie fatiche di fine pomeriggio. Il ragazzo era sospeso, invece, tra il mattino precedente e quello successivo. Stanco, ma piovoso. Lei sorprendendosi della stagione in prospettiva, sembrava attenderlo, come per l’istante stesso del non aspettarselo, quello autonomo e a qualunque costo raggiungibile, sia quel che sia. Lui ne avrebbe fatto più un segmento di intelligenza, che di pazienza e virtù asserite per tanto spazio di campo. L’azione scivolava a mezzogiorno, dove…

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