tu non dargli mai quel nome

Si chiamava Carlo anche il mio Carlo
diciassette anni e un colpo di fucile da sotto il mento
il giorno del funerale la chiesa era piena di dolore
un dolore giovane, un’intera generazione

sono passati ventiquattro anni dallo sparo
la metà per l’altro Carlo, quello di tutti
quello che gli intitolano una piazza
per cancellarne la macchia dalla coscienza di Stato

Passano gli anni, aumentano i vuoti
di Carlo in Carlo, di gioia in dolore.
Se nasce un figlio tu non dargli mai quel nome
non dargli neanche il mio qualora fosse una bambina

questo mondo si apre e si chiude
nel vagito di un travaglio interiore
e a nulla importa chi mantenga la traccia
l’ombra veritiera di una vergogna, di una memoria.