isn’t it romantic?

Dunque un giorno ho scoperto di essere diventato romantico senza passione, senza alcuna privazione, freddamente attonito nell’atto di guardare, ascoltare tutto ciò che mi circonda con un’attenzione maniacale per il dettaglio, l’espressione, l’accento di una nota capace di attanagliarmi alla gola.
Ci sono tanti modi per schiaffeggiare la felicità, il disincanto acquisito con dovizia di dolore aiuta ad arrivare a quello stadio di distacco necessario e totale da qualsiasi emozione.
Chiamo questa mia nuova in_esistenza “la mia fertile aridità“, un ossimoro banale in fondo, come la vita al fondo. Dunque sorrido tanto.
Peggio di così non può andare“, mi ripeto, e anche se già mentre lo dico so che non è propriamente vero, mi piace conservarmi la speranza che si mantenga almeno questo poco meno di uno zero.
A trenta gradi con un tasso di umidità sostenuto si può anche testimoniare una negligenza di fronte alla vita, come una volontà di rifiuto davanti a qualsivoglia stupida incertezza.
Si potrebbe dire saturazione, come quell’eccesso di colore che deforma fino a cancellare il tratto veritiero di un istante fissato e morto al momento dello scatto.
Però è così romantico, così romantico questo momento e il suo tragicomico silenzio, che quasi mi sembra di star bene come sono.

l’etica del dolore

Che cos’è più importante? Qual è la ragione, la spinta del dire?
E dove si nasconde il sangue? In quali vene scorre? In quali si ferma, coagula, si fa siero e deforma?
Ci vuole un’etica del dire, è necessario tracciare un’etica del dolore.
La ramificazione delle vene, come un tronco capillare di fronde dalle arterie.
La materia vive, la materia pulsa, la materia si adatta, si completa nella forma, inspiegabilmente pensa.Continua a leggere…

“come si disegna una stella?”

“come si disegna una stella?”
chiese con l’innocenza della dita quando tremano una domanda sulla carta
quasi si trattasse materia oscura e chiara come un’alba,
un tramonto, la natura instabile delle cose
quando si approssimano alla poesia senza bisogno di scriverla
né di menzionarla.

Come si disegna una stella è cosa difficile da dire.
Ci si può orientare come i bambini
tracciando sul foglio un incrocio di triangoli su cui spolverare
una polverina argentata da far straluccicare tutto intorno,
si può argomentare della nascita e della morte della bellezza nell’Universo
o anche perdersi nel silenzio di una promessa
riposta a mezzo fiato
sul collo di uno sconosciuto.

Come disegnare una stella non si può spiegare
ma puoi piangerne il desiderio fino a farla brillare.

(natàlia castaldi per Giampaolo De Pietro – 29.07.2013)