Una sedia scricchiola nel silenzio di un cortile – Spazio inediti: Giuseppe Condorelli

Carteggi Letterari - critica e dintorni

C’è il buio che corrode e ci lascia in un angolo di cortile con le ortiche e vecchie foto nelle mani. Un sogno scandito dal tempo, dal sonno, dalle rotte degli aerei, dalle sere in periferie che svanisce in un bagno d’arresto. Ci sono parole messe in linea a spezzare il silenzio dei fogli.

Poi una sedia che scricchiola: “semu chistu/sta canni astruppiata”.

Condorelli ci trasporta in una riflessione personale e metafisica sul sedimentarsi dei ricordi e sullo stratificarsi delle emozioni di un vissuto proteso verso la realizzazione di un sogno, a tratti malinconico e doloroso per quel trascorrere stesso del tempo che tutto allevia e tutto leviga nell’oblio di ciò che non tornerà.

L’uso del dialetto catanese ben rende il senso ultimo della riflessione poetica, quelle dolorose ombre lunghe gettate dall’età matura sul vissuto, “l’occhi mucati ppi non vidiri” il buio dietro le porte socchiuse.

*

Poi i fogli spezzano
la linea della parola
lo strazio dei viali
lacera la città

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