L’elogio dell’incompiuto – 2.

copertina VerdeAcqua, rigida appena, scaffale 12:
classici senza tempo – etichettava
quando voltò pagina per entrare dove si sarebbero
prese per mano nel sapore acceso del mattino.

Dunque, cominciò a reggere l’aurora
tra il freddo e le dita un tè bollente
– macchinetta, pochi cents, per farla breve: il solito languore d’ossa.

Allora scrisse, come sempre scrisse,
con la profonda inutilità della sua intuizione
(tutti sanno che bene o male qualcuno, prima, avrà già avuto
la medesima meglio riuscita ispirazione):

Mia Cara,
ci fu un mattino che come ogni mattino
raccolse ferocia e memoria,
poi venne l’acqua a ricucire gli occhi
alla ferita e di seguito furono trapunta e piumino,
la punta del naso, una montagna
di capelli, indifesi come solo gli ombrelli
spogliati dal vento.

La verità è sempre la solita vecchia storia:
Siamo nudi Piccoli grossi Seni
pronti ad allattare il Mondo al primo Vagito
finché non giungono Ruvidi i saluti
Neri Nei ai capezzoli Offerti nel dove e nel quando
la Vita incontra l’insolenza delle cose rapide
[così inutili le più belle!]
per dirci l’eternità di un istante.

_______________

A Viola per l’eternità di ogni istante.

“copertina VerdeAcqua” – qui si fa riferimento al libro di Viola Amarelli “Le nudecrude cose ed altre faccende”, ed. L’Arcolaio

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