Ventitré gradi e Ventisette primi

Carteggi Letterari - critica e dintorni

di natàlia castaldi

A primo impatto la lettura del romanzo di Fabio Ognibene, 23° 27′, sembra inserirsi a pieno titolo nel filone letterario esistenzialista e ontologico di matrice heideggeriana, dacché il senso incombente della morte insieme a una coltre di immobilità e mancanza di progettualità nel lento avvicendarsi dei fatti costituiscono l’atmosfera, il peso specifico della struttura scenica in cui si muovono le vicende dei personaggi. Ma Ognibene, che in questo romanzo sembra assumere una postura più da osservatore attento che da vero e proprio narratore, usa “sospendere il giudizio” nell’inquadrare minuziosamente i fotogrammi di questo microcosmo con gli occhi del fenomenologo, con intenzione ma anche con empatia, delineando una “regia” nell’intersecarsi delle vicende in sequenze cinematografiche o fotografiche, che fa volentieri a meno, nella misura del possibile, di spiegazioni che appiattiscano o rendano chiaramente consequenziali motivazioni e nessi causali in un’unica decifrabile trama. Ma si badi, questo…

View original post 509 altre parole

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...