IN GENERE RITUS di Andrea Ponso – Dal “reale” come rappresentazione al ritmo della “simulazione incarnata”

Carteggi Letterari - critica e dintorni

Dal “reale” come rappresentazione al ritmo della “simulazione incarnata”

Uscendo dal reticolato protettivo della scrittura risulta con maggiore evidenza quanta poca forza e significato abbia quello che, per semplicità, potremmo chiamare ritorno al “realismo” e al “quotidiano” in poesia. Scontato il fatto, mi pare, che questa tendenza non sia per niente un tentativo di aggredire e toccare quel “bollore di prepotenze che è la realtà” – come diceva Zanzotto – proprio perché esso viene in qualche modo ridotto solamente alla sua rappresentazione, e il più delle volte estremamente stereotipata e assunta come un dato ormai acquisito, sarebbe interessante provare a vedere su cosa essa poggia, magari anche inconsapevolmente.
Questo tipo di scrittura sembra porsi come la voce di un soggetto di fronte al suo oggetto: una frontalità che ha molto a che fare con la pratica tanto in voga del selfie, dell’estemporanea fotografia di un momento, di un paesaggio…

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