L’Aleph – L’avventura e il paesaggio come personaggio

Carteggi Letterari - critica e dintorni

L’Aleph
L’avventura e il paesaggio come personaggio

«In questo film il paesaggio è una componente non solo indispensabile, ma quasi preminente»[1].
Michelangelo Antonioni

È opinione condivisa pressoché unanimemente che il paesaggio, nella poetica antonioniana, non funga da semplice sfondo ma condizioni tutti gli elementi filmici. Nel film L’avventura, addirittura, l’ambiente naturale merita di essere considerato a tutti gli effetti un reale protagonista, un personaggio con una propria presenza fisica. La conferma di questo statuto del paesaggio, come entità autonoma e presenza narrativa, la offre d’altra parte lo stesso Antonioni, regalando all’isola di Lisca Bianca uno sguardo, o addirittura forse più sguardi: si tratta di quelle che la critica antonioniana ha definito «soggettive senza soggetto», ovvero sguardi ciechi, interstizi di decostruzione del senso che rappresentano il vero tema, dal punto di vista semantico, di questa ancora oggi modernissima opera cinematografica. L’assenza di una lineare progressione drammatica, così come la mancanza…

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