Laura Barile legge Amelia Rosselli, nottetempo, 2014, pp. 181

Carteggi Letterari - critica e dintorni

di Alfredo Nicotra

laura-barile-legge-amelia-rosselli-d432«Imprendibile come le ali della libellula» ‒ così la definisce l’autrice nel suo recente saggio Laura Barile legge Amelia Rosselli (nottetempo, 2014) ‒, in realtà la poesia di Amelia sta nel panorama letterario come uno strano monolite, sempre sul punto di leggersi e di essere decifrata eppure sfuggente, indecifrabile, lontana dal nostro mondo rassicurante. Del suo «dire obliquo», malgrado la ricezione fortunata, sono state formulate diverse interpretazioni, di cui molte intente a evidenziare l’aspetto patologico e privato dell’autrice. Del resto, già Alberto Casadei, alcuni anni fa, introducendone i versi, avvisava i lettori del pericolo di incorrere in letture ormai calcificate, sollecitando al contrario indagini capaci di «demistificare alcuni luoghi comuni circolanti». Tra questi, continuava, «uno è quello dell’assoluta spontaneità del suo stile», «un ultimo è quello dell’incomprensibilità e quindi dell’inesplicabilità dei suoi testi, dei quali (…) solo in pochi casi è stata tentata un’esegesi puntuale»…

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