Intervista a Paolini

Carteggi Letterari - critica e dintorni

Non gli piacciono le etichette e così anche quella di teatro civile gli sta stretta. Questo nuovo lavoro di Marco Paolini, uno dei massimi rappresentanti del teatro di narrazione (ricordiamo solo l’acclamatissimo monologo sul disastro del Vajont), rappresenta una continuazione rispetto al resto della produzione o segna un distacco? Basato su tre racconti di Jack London con uomini e cani come protagonisti, sullo sfondo della corsa all’oro di fine Ottocento, il monologo-canzoniere, con musiche composte ed eseguite da Lorenzo Monguzzi, è un tributo ad un autore per certi versi visionario.

Il titolo, Ballata di uomini e cani, mi fa venire in mente Uomini e topi di Steinbeck; le torna?
Il mondo descritto da Steinbeck è quello della grande depressione degli anni Trenta. Gli uomini e cani di Jack London in fondo sono gli antesignani, quelli della generazione precedente. Quello che narra London nasce dalla crisi economica di fine…

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