Paul Celan: la poesia dopo Auschwitz

Carteggi Letterari - critica e dintorni

adorno_theodorQuando Adorno scrisse

“La critica della cultura si trova dinnanzi all’ultimo stadio di cultura e barbarie. Scrivere una poesia dopo Auschwitz è barbaro e ciò avvelena anche la stessa consapevolezza del perché è divenuto impossibile scrivere oggi poesie”,

non aveva ancora fatto i conti con la poetica di Celan, con quel “ciò che è stato”, che segna la lacerazione della storia nel suo “prima” e nel suo “dopo” Auschwitz.

celanIn un appunto trovato tra le carte di Celan si legge:

“Nessuna poesia dopo Auschwitz: qual è la concezione della poesia posta sotto accusa? La presunzione di chi ha il coraggio,

ipoteticamente-speculativamente,

di considerare o raccontare Auschwitz dalla prospettiva dell’usignolo oppure del tordo”.

Celan non accetta, non può accettare l’accusa di barbarie per aver parlato dell’orrore di Auschwitz, egli conosce bene il valore del monito, l’importanza dell’accusa, il nesso sottile che lega il sopravvissuto alla memoria dell’amato defunto. Scriveva

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