demo-civil 3.0

Le poesie civili dei poeti demo-3.0 hanno tutte lo stesso canovaccio secondo cui l’antieroe moderato pacifista e piddino, roso com’è dai problemi di coppia e dai calcoli del mutuo a fine mese, siede soprappensiero col caffè in mano sul divano quando viene improvvisamente fulminato dalla sua stessa coscienza sociale e civile, sollecitata dal minzolincatodico tubo dell’informazione, e si rende conto che intorno a lui gira tutto un mondo.

La scenografia e la poesia, dunque, sono sempre le stesse: da Genova al G8, alla guerra in Libia, all’ultimo terremoto, il nostro antieroe seduto sul divano ha un sussulto coscienzioso che con un cenno di profondo dolore esterna con l’inchiostro sul foglio (che sarebbe meglio appallottolare e lanciare nel cestino della differenziata) scrivendo una poesia sbigottita, esterrefatta, quasi attonita davanti alla cattiveria che muove il mondo, e tutto questo mentre attende il beep del microonde programmato per scaldare la sua monoporzione di lasagne surgelate.

à la guerre! à la panz’!

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