apprise par cœur

“La paura è il sentimento che più ci spaventa”

capisco che letta così possa apparire una frase scontata e sciocca, ma non lo è se ci soffermiamo a pensarci su senza preconcetti, con la semplicità delle parole.
In fondo non c’è nulla di più tremendo dello sgomento che la paura incute. E la somma paura è il trapasso, il distacco, la lacerazione del sé pensante dal suo corpo.
Cos’è poi la morte se non la scissione, il lascito, l’assenza di pensiero, la perdita di una vita learnt by heart, apprise par cœur?
La mia memoria.
L’idea di vivere la paura del distacco è la peggiore punizione che l’esistenza per natura impone. Forse per questo bisognerebbe imparare ad amare la paura,
renderla una bestia in petto,
meta e cammino, ruggito interno,
dolore dolorosamente delicato, frescura di membra, incendio d’ossa
per congiungersi alla fine del travaglio a un nuovo lascito di luce:
la dipartita.
Dacché lasciare, partire, andare via sono sinonimi che presuppongono sempre l’estremo saluto, quello senza ritorno.
Eppure quanta delicatezza, quanto pensiero e quanta cura rimangono. Quanto?
Solo facendone dolorosa coscienza, amatamata generosa incoscienza che rimane e va oltre noi, solo facendo della paura questo panno assorbente di accoglienza e distacco, ogni nostro timore non potrà far tremare più dell’eredità di noi come traduzione di fiato e significato.

Eterea immanenza, flagranza di reato.
Remissione di colpa.
Rimpianto.

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